Continua la contestazione della Curva Nord: “Questa società non rappresenta più Catania”

La stagione calcistica del Catania rappresenta l’ennesimo sogno infranto, il chimerico desiderio di tornare nel calcio che conta per chi di quel calcio ha fatto parte a lungo e ne rappresenta un importante pezzo di storia. Sono lontani i tempi in cui la società attuale ci salvava per un pelo dal fallimento della famiglia Gaucci, in cui Mascara con il suo talento cristallino diventava bandiera e simbolo di una città portando un frammento della nostra città in nazionale, tutto si è disgregato così rapidamente da non permettere ai tifosi di assorbire il colpo.

Gli ultimi quattro anni sono stati una delusione dopo l’altra, la doppia retrocessione e l’illecito sportivo avevano allontanato dal Massimino le folle delle grandi occasioni, ma lo zoccolo duro della tifoseria si era aggrappato all’amore per una squadra che li ha accompagnati durante la loro vita donandogli gioie e dolori. Anche il primo anno in Lega pro è stato vissuto come un anno di transizione, l’ambizione di tornare nella serie cadetta era viva, ma l’enorme penalizzazione ed il lecito ambientamento ad una categoria che la squadra e la società non conoscevano hanno fatto si che i tifosi perdonassero il passo falso.

L’inizio di questa stagione è stato diverso, la campagna abbonamenti recitava ‘Abboniamoci‘ con un nemmeno troppo sottile riferimento al ritorno in serie A, l’arrivo di Lo Monaco (dirigente ritenuto artefice degli anni migliori del Catania) era ipotetica garanzia di una squadra competitiva, e quello di uomini simbolo della serie A come Paolucci e Biagianti completava l’operazione nostalgia finalizzata a creare l’illusione del successo. Presto è stato chiaro a tutti come questa stagione sarebbe stata una insignificante fotocopia di quella precedente, a dicembre la dirigenza ha rinverdito le speranze dei tifosi confermando l’obbiettivo promozione ed acquistando alcuni rinforzi, ma anche questo non ha cambiato le sorti di un campionato mediocre giocato troppo spesso con sufficienza e poche idee.

La caduta di Rigoli, chiesta a gran voce da tutti i tifosi, ha portato Petrone ed il successo, anch’esso illusorio, con il Messina, poi il definitivo tracollo coinciso la sconfitta inattesa ed indecorosa con il Melfi in casa ha rotto definitivamente gli equilibri: Petrone ha chiesto ed ottenuto le dimissioni dopo sole tre partite, la tifoseria ha cominciato a chiedere spiegazioni non ottenute ed infine è arrivata la contestazione degli ultrà della Curva Nord.

Gli indomiti sostenitori del Catania hanno cominciato una forma di protesta elegante disertando lo stadio ed andando a seguire le ragazze di Mister Scuto, lo stesso, annunciano i tifosi della Curva Nord in un comunicato stampa, accadrà anche questa domenica con gli ultrà trasferiti al Goretti per seguire l’Amatori Catania. Gli ultrà si definiscono: “Stanchi di vedere una squadra impalpabile, di non avere ambizioni di classifica, di farci “sbentare” da squadre di paese, tanto da prendere 6 gol in due anni dal Melfi (con tutto il rispetto per la squadra lucana)! Stanchi di essere trattati da clienti, di essere strumentalizzati, di essere inseriti tra i responsabili dello scempio degli ultimi anni”.

Nel continuo del comunicato i tifosi sottolineano come il loro sostegno incondizionato non sia stato gratificato dalla società che li ha più volte additati come causa di questi anni deludenti, che li ha tacitati più volte con vane promesse e che evita un confronto diretto trattando la tifoseria come semplici clienti, infine il duro attacco: “Questa società non rappresenta più Catania, perché con Catania ha rapporti sempre più arroganti e sempre più limitati nelle forme e nel tempo. Questa città, malgrado i suoi enormi difetti, merita ben altro. Ci sono grandi realtà a cui non si dà voce, che magari non hanno nemmeno i soldi per comprare i completini nuovi, ma che quelli vecchi li trattano con cura, perché sanno quelle maglie vanno onorate”.

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