‘Figli della libertà’ al Cinema Paradiso: un documentario testimonia il tentativo di una rivoluzione scolastica

Un’usanza di cui spesso abbiamo visto raccontare soltanto nei film storici ed in costume, quella di far studiare i rampolli delle famiglie più in vista della società all’interno dei propri palazzi e con dei precettori, sta prendendo piede anche nella nostra società. Sempre più genitori sono ormai fermamente convinti che la miglior educazione scolastica si possa impartire ai propri figli senza mandarli a frequentare la scuola tradizionale, partendo anche dall’idea secondo la quale una scuola che boccia non è una scuola per tutti. Di questa nuova “rivoluzione sociale”  si è occupata il documentario ‘Figli della libertà’, finanziato tramite un crowdfunding che ha visto la partecipazione di 1653 donatori, che verrà presentato a Catania in anteprima nazionale con una proiezione al Cinema Paradiso Multisala Recupero nella serata di martedì 7 marzo (inizio dell’evento ore 20:45). La proiezione catanese sarà introdotta da un incontro-dibattito (intitolato: “Vite stra-ordinarie: uno sguardo sociologico sulle pratiche non formali di educazione”) condotto da Augusto Gamuzza, professore aggregato in Sociologia presso l’Università di Catania e Visiting Professor all’Università di Szczecin, che si occupa dello studio delle forme sociali alternative. Il documentario sarà trasmesso nella stessa giornata in ben 40 sale cinematografiche italiane.

Tutto nasce da un pensiero specifico: un bambino educato ed istruito in modo diverso rispetto alle modalità imposte dalla società può avere o no un futuro diverso e/o migliore dal nostro? Può apprendere allo stesso modo senza sentirsi costretto? Può sviluppare al meglio il suo io? Queste sono le domande che si sono posti Lucio ed Anna, genitori della piccola Gaia, che per lei hanno scelto una scuola parentale a pedagogia libertaria: si tratta di un metodo d’insegnamento, definito “homeschooling”, in cui i bambini possono scegliere come, cosa, quando e con chi imparare, in totale libertà. Come si fa se c’è una materia che i bambini vogliono imparare ma che gli amici ed i parenti non sono in grado di insegnare? In quel caso si chiama un insegnante esterno specializzato in quella determinata materia.

Una cosa è sicura: Anna, Lucio e Gaia non sono soli in questo loro percorso. Il fenomeno dell’educazione parentale in Italia è sempre più in crescita, allo stato attuale coinvolge circa un migliaio di famiglie su tutto il territorio nazionale ed ogni cosa si svolge nella piena osservanza delle leggi previste dai nostri codici. Basta poter dimostrare alla scuola che si è in grado di farsi carico dell’educazione dei propri figli, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista delle proprie conoscenze tecniche, inviando ogni anno una missiva alla direzione didattica dell’istituto.

Le reazioni dei lettori che si soffermano a leggere le testimonianze di molti genitori che hanno fatto questa scelta di vita, sui social e sul web in generale, sono di due tipologie. In molti plaudono all’iniziativa e si dichiarano d’accordo con questo nuovo metodo d’insegnamento, ritenendo che i bambini possano essere liberi di esprimersi al meglio in un ambiente libero e più informale, senza dover essere costretti a subire “angherie scolastiche” o metodi di insegnamento scorretti da parte dei docenti, o ancora il “supplizio” di vedersi assegnare un voto per il proprio lavoro da studente. Altri si dichiarano più scettici, considerando la soluzione limitativa e dannosa per i bambini stessi, ai quali viene preclusa la possibilità di socializzare con altri compagni e di poter affrontare le piccole sfide di ogni giorno senza l’intervento costante di genitori e parenti. C’è la possibilità, non del tutto remota, che questo sistema vada a favorire lo sviluppo emotivo di futuri adulti con evidenti difficoltà di socializzazione e problemi nella ricerca di una propria linea di indipendenza rispetto il proprio nucleo familiare di origine. Senza contare tutti coloro i quali si chiedono cosa ne sarà di questi bambini quando poi dovranno sostenere gli esami per mettersi in pari con i loro coetanei: saranno in grado o no?

In generale, la sensazione è quella che in Italia stia iniziando a farsi sentire come un fardello pesante la carenza organizzativa, e talvolta qualitativa, dell’istituzione scolastica ufficialmente riconosciuta, preferendo la ricerca di una scappatoia per l’educazione per i propri figli. Il documentario è una summa di tutto lo scetticismo che avvolge i pensieri delle mamme e dei papà sulla validità dell’attuale sistema scuola, senza trascurare la paura sempre costante che i propri figli possano subire a scuola atti di bullismo e commettere gesti gravi ed estremi.

Per la locandina

Maria Mento

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