Catania ricorda Pasolini: il suo “Edipo re” a 50 anni dalla prima uscita

In occasione del 50esimo anniversario della prima uscita cinematografica dell’ “Edipo re” diretto da Pier Paolo Pasolini, il Cinema King di Catania si prepara ad ospitare, con la collaborazione di Cinestudio e del Circolo Città Futura, una proiezione della pellicola pasoliniana con uno spettacolo unico previsto per le ore 20:30 del 15 marzo del 2017. Il film, trasmesso per la prima volta nel 1967, fu girato tra l’Italia ed il Marocco, coinvolgendo un cast d’eccezione tra cui spiccano Franco Citti (nel ruolo di Edipo), Silvana Mangano (nel ruolo di Giocasta) ed Alida Valli (nel ruolo di Merope). Pier Paolo Pasolini non solo si occupò della regia e della parte musicale, ma si ritagliò anche una parte da attore interpretando il ruolo del gran sacerdote. Il film, in concorso al Festival del Cinema di Venezia per la vittoria del Leone d’oro come miglior pellicola, ottenne due nastri d’argento e due riconoscimenti d’alto profilo: l’Italian National Syndicate od Film Journalist (per Alfredo Bini migliore produttore e Luigi Scaccianoce miglior segretario di produzione) e il Kinema Jumpo Award per la Miglior lingua originale.

La caduta di Edipo, insieme a quella della Medea di Seneca, è quanto di più tragico il teatro degli antichi ci abbia tramandato. Niente, in quel mondo lasciato in balia dei capricci delle divinità, permette di intravedere una speranza di elevazione per la natura umana, costantemente sottomessa al volere del fato: al fato nessuno si può sottrarre, e neanche gli dei dell’Olimpo possono controllarlo e contrastarlo. Ne sono la prova tutti i vani tentativi compiuti dall’uomo per sfuggire ad un destino troppo ingiusto: le azioni eseguite a fin di bene, con l’iniziale e sterile consapevolezza dei personaggi di aver agito nel giusto per scongiurare l’annunciata catastrofe, si riveleranno essere l’autentica rovina dei protagonisti. Nessuno è padrone della propria vita e cammina su una strada già tracciata da un’entità superiore. Persino Achille, il più divino e forte eroe omerico,  non può sottrarsi al suo destino di morte. Allo stesso modo, Edipo non si può opporre alle parole che l’oracolo di Delfi aveva avuto per lui: se Giocasta e Laio, sovrani di Tebe, avessero avuto un figlio, questi avrebbe ucciso il padre e sposato la sua stessa madre. L’allontanamento e la mancata uccisione del neonato Edipo, azioni che avrebbe dovuto mettere in salvo i destini di tutti, in realtà sono i gesti che si rivelano determinanti per il compimento della tragica predizione. Edipo viene strappato alla sua casata, adottato da nuovi genitori da cui poi si vede costretto a fuggire per salvarli dalla profezia; questo fa sì che uccida Laio e sposi Giocasta (per l’eroe tragico effettivi sconosciuti) senza che nessuno, se stesso compreso, sospetti della sua reale identità. Lo scoppio di una pestilenza a Tebe porterà, lentamente, alla scoperta dei risvolti tragici della storia.

Pensando di essersi allontanato dai suoi veri genitori e di averli salvati, Edipo ha compiuto invece, inconsapevolmente, il suo destino tragico: dimostrazione di come l’uomo fosse considerato un burattino nelle mani del fato. Non ci si può opporre, si deve solo accettare la propria condizione. Non c’è possibilità di riscatto da queste maledizioni: c’è solo castigo per dei personaggi che hanno agito per ottenere il bene, senza commettere colpe volontarie. Giocasta, la madre-sposa che incestuosamente gli aveva donato quattro figli, si ucciderà, mentre Edipo, il figlio-marito, si accecherà per togliere la luce a quegli occhi che avevano osato desiderare il male, seppur inconsapevolmente.

L’Edipo re è uno degli esperimenti teatrali più riusciti di tutti i tempi, una sorta di evergreen intramontabile con cui, prima o poi, tutti i grandi professionisti del mondo dello spettacolo, del cinema e del dramma teatrale sono chiamati a misurarsi. In Sicilia, l’Istituto Nazionale  del Dramma Antico (INDA), ha regalato agli spettatori una straordinaria interpretazione dell’ “Edipo re” di Sofocle nella stagione teatrale del 2013 tenutasi al Teatro Greco di Siracusa: quell’anno calcava la scena, da protagonista, un ispiratissimo Daniele Pecci, accompagnato da un gigante del teatro italiano come Ugo Pagliai (nel ruolo dell’indovino Tiresia).

Maria Mento

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