Parlare di violenza sulle donne non è peccato, Zafferana lo fa

Un gesto simbolico – che sicuramente non risolverà un problema atavico come quello del femminicidio, fatto di storture culturali ed orrori quotidiani – tuttavia serio, che accende un faro alle pendici dell’Etna. La panchina che l’amministrazione comunale di Zafferana Etnea vuole tingere di rosso all’interno del parco comunale è sicuramente questo, una goccia in un mare fatto di altro, che ci parla di altro, che fa saltare all’occhio un problema. Quello delle tante ragazze, delle madri e delle compagne, finite nelle mani di chi le amava troppo e non ha saputo fare i conti con le proprie inquietudini. Ma anche di chi si è sentito comunque giustificato, spalleggiato, coperto, da una morbidezza dei giudizi, da una comparaggine di sangue e da un silenzio omertoso. Che ancora oggi chiama le cose con un altro nome, minimizza le brutalità.

“L’idea – spiega a EtnaEventi la consigliera comunale Chiara Guglielmino, promotrice del progetto – nasce dall’impegno della nostra amministrazione e del sindaco Alfio Russo per creare un percorso di informazione e sensibilizzazione nei confronti del tema del femminicidio. Anche la scelta dell”anfiteatro – continua Guglielmino – non è stata casuale. È infatti un luogo molto frequentato, dove si fa cultura, informazione. Perfetto per la diffusione di una svolta nel pensiero che fino a oggi ha dominato, purtroppo, qui in Sicilia”.La panchina rossa – si legge in una nota del Comune –  vuole rappresentare il posto occupato da una donna vittima di femminicidio, segno tangibile collocato in uno spazio pubblico, visibile a tutti, di un’assenza nella società causata dalla violenza”.

Un segnale importante, in un Comune ad un passo da quella strada nella campagna di Nicolosi, dove è stata più volte accoltellata Giordana Di Stefano, madre e adolescente del posto, schiacciata nella piccola storia ignobilecome cantava Guccini – di una gravidanza precoce. Di una separazione turbolenta e di un rifiuto che le è costato la vita. Ma vicino anche alla villetta di San Giovanni La Punta dove ha perso la vita Laura Russo ed è stata ferita sua sorella, vittime inconsapevoli della gelosia del padre nei confronti della propria compagna. Due storie che dal territorio dei paesi etnei hanno scosso l’intera nazione ma, soprattutto, che vengono portate come baluardo di una nuova battaglia dalle rispettive madri, Vera Squatrito e Giovanna Zizzo. Entrambe – presenti all’anfiteato comunale giorno 28 gennaio alle 10.30 per l’inaugurazione del monumento – chiedono oggi certezza e inasprimento delle pene per chi si macchia di crimini contro le donne. In particolare l’ergastolo e l’impossibilità di ricorrere a sconti di pena o benefici carcerari.

Mattia S. Gangi

Foto: Amnesty International

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