La locandina della mostra "Soft Wall" di Pablo Echaurren a Palazzo Platamone

“Soft wall” per la street-art: si conclude oggi la mostra di Pablo Echaurren a Palazzo Platamone

Si chiude oggi, 14 gennaio 2018, la mostra che ha visto protagonista Pablo Echaurren a Palazzo Platamone per quasi 2 mesi a partire dal 24 novembre scorso. L’esposizione, intitolata “Soft wall” e patrocinata dalla Fondazione Terzo Pilastro- Italia e Mediterraneo, è stata inaugurata il 23 novembre 2017 alla presenza del primo cittadino Enzo Bianco e dell’Assessore ai Saperi ed alla Bellezza condivisa Orazio Licandro, i quali hanno sottolineato ancora una volta l’importanza sempre maggiore che sta assumendo la città di Catania nel panorama culturale della Sicilia odierna. L’ingresso alla mostra avviene dalle ore 10:00 alle ore 19:00 ed è gratuito.

Protagonista dell’esposizione è il muro dolce (“soft wall”, appunto) che è rappresentato dalla tela, trattata dall’artista come se fosse un vero e proprio muro pronto ad accogliere tutte le istanze espressive tipiche della comunicazione non verbale dei nostri giorni, utilizzate al fine di abbattere ogni tipo di barriera culturale e di allargare i confini dell’estetico oltre quelli già dettati. O meglio: le opere che sono state raccolte e messe in mostra, circa 150, sono state realizzate a partire dagli anni ’80 del secolo scorso in avanti. Non si è realizzato un racconto cronologico del lavoro artistico di Pablo Echaurren, vero e proprio precursore della street-art: la curatrice Francesca Mezzano ha creato piuttosto un percorso espositivo organizzato per tematiche e che si snoda lungo otto sale allestite al piano terra del Palazzo della Cultura.

L’accesso alla mostra si guadagna attraverso un ingresso segnato da un pannello che riporta una breve interpretazione dell’opera di Echaurren data dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele (della Fondazione promotrice della mostra). Di forte impatto è la prima sezione, denominata “Muro contro muro”, che ospita undici tele di grandi dimensioni tutte accomunate dalle medesime caratteristiche formali (uso intenso di colori freddi e caldi, lettere scritte su diverse righe e spesso inquadrate da pannelli individuati con gli stessi colori. Quando non ci sono le lettere si palesano le forme geometriche). Nella seconda sezione, “La questione murale”, dominano opere più spiccatamente geometriche ed alle quali viene impressa molta forza grazie alla sapiente giustapposizione di alcuni colori predominanti (rosso, blu, giallo). Si nota, attraverso le diverse sale, il forte messaggio lanciato da Echaurren nei confronti della street-art vista come antagonista della  wall street art, che ha fatto del denaro il suo punto di appoggio. Il messaggio lanciato in una delle sale successive è proprio “Make art not money”, e si arriva a questo messaggio passando prima dalla visione di una grande parete in cui sono stati allestiti vari collages dell’artista. Seguono altre sezioni di opere e di collages, affissi al muro o contenuti in teche ancorate al pavimento e pervenuti alla mostra da collezioni private. L’ultima sala, infine, ospita uno spazio in cui il visitatore può sedersi per assistere alla proiezione di un filmato (dalla durata di 55 minuti circa) sulla vita e le opere di Echaurren, con sottotitoli in lingua inglese.

Un’opera complessa, quella di Echaurren, difficile da afferrare nel suo significato più intimo senza la giusta conoscenza dell’artista, del suo pensiero e della sua visione del mondo, eclettica, vivace ed allo stesso tempo attentissima ai dettagli. Ciò rende la sua mostra accessibile a tutti, e visitabile sia in poco sia in molto tempo in base al tipo di visitatore che intenda approcciarsi alle sue opere. Ad un primo impatto, un visitatore poco attento e poco interessato avrà l’impressione di trovarsi di fronte a degli scarabocchi confusionari e vivacemente colorati. Potrà compiere tutto il percorso in meno di mezz’ora, soltanto prefiggendosi lo scopo di vedere “per curiosità” che tipo di opere d’arte abbia prodotto l’artista. Il visitatore più attento e scrupoloso saprà che ogni opera di Pablo Echaurren è densa di significato e di sfaccettature che non si colgono grazie ad un solo sguardo distratto. Anzi, guardando più e più volte lo stesso lavoro si scopriranno sempre dettagli nuovi che prima non si erano notati, dettagli che elevano anche degli oggetti più comuni e semplici a comunicatori di un senso artistico nuovo basato sulle trasformazioni della società contemporanea.

Si tratta di opere permeate da simboli, scritte, ritagli di giornale, figure geometriche sapientemente compenetrate tra loro, volti, ed altre immagini diffuse nel mondo circostante con cui costantemente ci rapportiamo (da disegni di oggetti comuni a cartelli stradali, e così via). Tutti questi simboli sono visionariamente incorporati tra loro e “resi vivi” da un uso molto spiccato del colore, che diventa preponderante in talune tele (ad esempio, quelle esposte nella prima sezione). Altri lavori si rifanno invece alla tecnica del collage. Non mancano mappe, biglietti, sticker ed altri mezzi espressivi che sono lo specchio della società che li ha prodotti.

Il risultato generale è sempre lo stesso: i lavori di Pablo Echaurren sembrano voler trasporre sulla tela il concetto di murales così come lo conosciamo grazie ai prodotti realizzati su muro dagli artisti di strada, e parimenti trasmetto lo stesso senso di horror vacui. Non si indivia sulla tela uno spazio che non sia occupato dal colore o da un segno, esattamente come per i murales che tendono a riempire tutto lo spazio della parete su cui prendono vita. Ma “soft wall” non è soltanto, letteralmente, la traduzione in inglese della nostra espressione “muro dolce”: in fisica quantistica parliamo di un taglio liscio nello spazio-tempo, e cioè- com’è stato detto- di “un modello per esplorare le strutture inafferrabili ed invisibili del mondo”. L’opera di Echaurren vuole indagare, attraverso un linguaggio oggi comune (ma di non immediata comprensione) la realtà sensibile nella quale vive il mondo contemporaneo, con tutte le sue contraddizioni, i suoi stereotipi, i suoi drammi, i suoi luoghi comuni, la sua confusione e, perché no, anche in quella mancanza di concretezza sempre più generalizzata che si registra in molti ambiti del vivere.

Francesca Mezzano, curatrice della mostra, ha sintetizzato così la sua visione artistica: «L’arte di Pablo Echaurren nasce per parlare alla collettività. Lo fa senza steccati, sperimentando ogni forma espressiva possibile; usa il segno, la scritta, lo stencil, il lettering, la parola come linguaggio comune, annullando qualsiasi distinzione tra alto e basso, alla costante ricerca di una sintonia con la storia presente, con i suoi problemi, e le sue criticità nascoste allo sguardo comune. E lo fa esprimendosi sempre attraverso un immaginario vivo e incandescente, che possa tradurre un’istanza politica e morale in arte. Quella che lo stesso Pablo ha definito “la questione murale”.».

Echaurren, la biografia. Pablo Matta Echaurren nasce a Roma il 22 gennaio 1951 ed è un figlio d’arte: il padre, il cileno Roberto Matta, è stato un pittore che ha fatto parte della corrente surrealista. Echaurren è anche un fine fumettista ed uno scrittore che può vantare nel suo curriculum la produzione di saggi, romanzi e pamphlet polemici. Per gli anni ’70 si ricorda, ad esempio, una sua stretta collaborazione con la casa editrice Savelli (di estrema sinistra), cha ha pubblicato diversi romanzi con copertine disegnate proprio da Echaurren. La sua carriera artistica inizia sotto lo sguardo di Gianfranco Baruchello e Arturo Schwarz, il suo primo gallerista. La sua arte si esprime attraverso una contaminazione dei generi, nella quale l’artista può spaziare e catturare creatività da tutti i campi affini al suo senza tralasciarne alcuno e dare voce a canoni espressivi ritenuti non aulici dalle comuni convenzioni artistiche.  Ciò che rende unica la sua arte, e che ha permesso che venisse definito il precursore della street-art, è il grande senso del sociale che pervade le sue creazioni, ricche di spunti derivati da un’attenta ed ironica osservazione del mondo circostante. Dal 2010 esiste la Fondazione Echaurren Salaris, fondata da egli stesso e dalla moglie Claudia Salaris. Una piccola curiosità: l’artista è un grande appassionato di bassi elettrici e nel 2009 l’Auditorium Parco della Musica (Roma) ha ospitato un’esposizione di suoi lavori ispirati a questa tematica; per la mostra Echaurren ha messo anche a disposizione la sua collezione di strumenti d’epoca.

Crediti fotografici: Maria Mento (visita alla mostra effettuata in data 11/01/2018)

Maria Mento

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