“Katane tra mito e rito”, una mostra archeologica su Catania greca che evidenzia le pecche dell’archeologia in Italia

L’edificio ove sorgeva un tempo la Manifattura tabacchi a Catania ospita da circa un mese (inaugurazione avvenuta il 16 giugno 2017 dalle ore 18:00 in poi) la mostra archeologica “Katane tra mito e rito. Testimonianze cultuali di Catania greca”. La mostra, curata da Maria Costanza Lentini (Direttrice Polo Regionale), Antonella Pautasso e Fabio Caruso (Ibam CNR di Catania), è dedicata principalmente ai reperti portati alla luce durante lo scavo della stipe votiva di Piazza San Francesco avvenuto nel 1959. L’esposizione si articola lungo tre “corridoi” che ospitano 15 vetrine, mentre una sedicesima ospita il rilievo marmoreo raffigurante Demetra e Kore ed è la prima che ci si trova di fronte entrando nella sala della mostra. Le diverse vetrine sono accompagnate da pannelli bilingui e/o da semplici didascalie, scritti in italiano ed inglese e capaci di identificare ogni pezzo esposto. Questi sono gli unici supporti scrittori che possano guidare il visitatore durante il suo percorso. Non sono state stampate brochures da distribuire in loco e non è stato prodotto alcun catalogo (sebbene la stipe sia stata abbastanza studiata data la sua enorme importanza, a partire proprio dall’archeologo Giovanni Rizza che ne ha condotto lo scavo ed il recupero).

Entrando in sala e recandosi verso la parete opposta rispetto a quella di ingresso, si può iniziare il giro archeologico ammirando immediatamente un busto di Cerere, quasi totalmente intatto tranne che per  una porzione mancante del naso. Procedendo lungo la stessa parete si incontra un espositore pavimentale in legno, all’interno del quale sono state riprodotte le condizioni del terreno al momento del ritrovamento dei reperti che sono stati estratti da tre fossette sacrificali. Questi sono gli unici reperti del corridoio, che il visitatore può ammirare per poi dedicarsi alla lettura di quattro pannelli che completano l’arredo di questa zona della mostra: un excursus storico sulla Catania greca, un focus specifico sull’importantissima stipe votiva di Piazza San Francesco, il racconto relativo al culto di Demetra e Kore ed infine una veloce panoramica sugli altri culti praticati a Katane. Non troppo distante da questo ultimo pannello è stato allestito uno spazio, fornito di sedie, in cui il visitatore si può accomodare per guardare un breve video realizzato con immagini originali dello scavo della stipe e con altre immagini di alcuni reperti esposti. Questa “zona comfort” è visivamente chiusa, sulla sinistra, dalla presenza della cosiddetta “Kore di Inessa”, arrivata in prestito dalla collezione del Museo Civico di Castello Ursino.

La statua in terracotta “guarda” un corridoio centrale, segnalato da una pedana rialzata di colore aranciato, sui cui lati è possibile prendere visione del grosso della mostra: ben dieci vetrine ricche di ogni tipo di materiale ceramico, dai vasi a figure nere alla coroplastica votiva. Il materiale si data tutto tra VI e III secolo a.C. ed è rigorosamente suddiviso tra contenitori ceramici di qualsiasi forma ceramica (crateri, coppe, alabastra, lekanai, anfore, hydriai, skyphoi, kotylai, aryballoi, lekythos, phialai ombelicate, piatti, pissidi), tutti disposti nelle cinque vetrine di sinistra, e la coroplastica votiva nelle cinque di destra. Tra questi bellissimi pezzi spiccano senza ombra di dubbio un cratere a colonnette a vernice nera, un cratere laconico, un alabastron in pasta vitrea e due calici di ceramica chiota di VI secolo. Per la coroplastica votiva spiccano le statuette femminili di offerenti di porcellino e la presenza di frutti, come un modellino fittile di grappolo d’uva e una riproduzione fittile di mele cotogne (frutto ampiamente connesso col culto di Demetra e Kore, così come la melagrana). I pannelli che accompagnano ogni vetrina hanno il compito di raccontare per sommi capi, ed anche grazie all’ausilio di cartine geografiche, come avveniva la produzione dei vasi ceramici e della coroplastica nel mondo antico e di come queste tecniche di produzione siano state recepite nel mondo coloniale di Magna Grecia e Sicilia. Il pannello relativo ai vasi attici purtroppo è caduto in terra e non è stato più riaffisso.

Lungo il muro che porta nuovamente all’ingresso della mostra sono poste altre cinque vetrine, non dotate di pannelli d’accompagnamento: tre ospitano ciascuna un singolo reperto (due protomi femminili in terracotta della fine del VI secolo a.C. ed una hydria attica a figure nere attribuita al Pittore del Polos e datata  intorno al 570 a.C.), mentre le restanti due contengono reperti relativi agli scavi effettuati presso l’ex Monastero dei Benedettini, Via Crociferi e quartiere di Purità. Gli scavi in questione si sono completati intorno all’anno 2002.

Una diciassettesima e davvero ultima vetrina è posta in uno spazio separato dal resto della mostra e destinato ad ospitare il laboratorio “Le terrecotte greche. Per chi? Perché? Per come? Mostra didattica sulla coroplastica greca e laboratori didattici”. La teca mostra dei reperti autentici e delle copie che sono state ricavate con delle matrici, anch’esse presenti per spiegare al meglio come avveniva la creazione della coroplastica. Il resto dell’ambiente è dotato di alcuni tavoli muniti di sedie, di due espositori in legno che contengono diverse pubblicazioni cartacee inerenti l’archeologia e la storia della città di Catania nonché di altre zone della Sicilia (un terzo espositore con simile contenuto si trova nella zona della mostra) e di una serie di diciassette pannelli esplicativi scritti in lingua italiana e riguardanti la produzione e la funzione delle terrecotte nel mondo greco. Il laboratorio è dedicato agli studenti, che potranno anche cimentarsi nella modellazione a mano del materiale, e prenderà il via con il prossimo anno scolastico. La mostra chiuderà i battenti il 30 dicembre 2017 ed il laboratorio, invece, si protrarrà fino al 30 maggio 2018.

Nuova mostra archeologica, dunque? Sì, ma con gli atavici problemi economici, organizzativi e burocratici tutti presenti, nessuno escluso. L’innegabile bellezza e l’importanza storica per Catania dei reperti archeologici che costituiscono l’esposizione diviene vana dinanzi alle solite magagne dell’archeologia italiana, magagne che non consentono di far sì che il patrimonio archeologico possa essere ben fruibile e ben valorizzato. La mostra, ad oggi, ha fatto registrare un numero di visite tutt’altro che esaltante. Vediamo quali possono essere alcuni dei motivi di questa scarsa affluenza:

  • “Cartellonistica pubblicitaria” della mostra totalmente assente: nessun cartello capace di pubblicizzare la mostra è stato affisso per le vie di Catania, almeno per quanto riguarda le strade del centro storico e lungo la stessa Via Garibaldi dove si trova collocata l’ex Manifattura. Questo è importante da sottolineare perchè le numerose condivisioni social dell’evento e di articoli ad esso correlati non sono sufficienti allo scopo di far conoscere la mostra a quante più persone possibili; inoltre, in questa maniera- e cioè pubblicizzando la cosa solo su pagine dedicate- si corre il rischio di far rimanere l’evento appannaggio della sola elite di archeologi, studiosi e/o di appassionati e di escludere la grande mole di turisti che ogni giorno raggiunge Catania;

 

  • Qualche difficoltà nel raggiungere fisicamente la mostra: bisogna dire che la mostra è stata allestita nel pieno centro di Catania ed è raggiungibile in modo agevole percorrendo a piedi la Via Garibaldi in direzione Piazza Battaglia di Palestro, lasciandosi alle spalle la Cattedrale di Sant’Agata. Una volta raggiunta l’ex Manifattura, posta sulla sinistra, ci si accorgerà immediatamente che però non c’è alcun ingresso tramite il quale raggiungere la mostra. O meglio: l’ingresso si apre non su Via Garibaldi ma sulla retrostante Piazza San Cristoforo. Chiunque non conosca questo piccolo particolare- specificato solo nella locandina dell’inaugurazione della mostra- può raggiungere l’ingresso in modo casuale o avendo la fortuna di incontrare qualcuno che sappia come indirizzarlo;

 

  • Orari di apertura della mostra al pubblico oggettivamente scomodi: la mostra è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 13:00. Stiamo parlando di orari che si collocano in piena attività lavorativa settimanale e che lasciano esclusi i giorni del fine settimana, potenzialmente quelli che potrebbero essere i più proficui per ottenere un elevato numero di visite; ancora, i giorni e l’orario di apertura della mostra sono stati specificati soltanto sulla locandina della mostra affissa all’ex Manifattura Tabacchi. Nessun articolo che abbia trattato della mostra sul web– almeno tra quelli più facilmente rintracciabili sui motori di ricerca- ha dato ai potenziali interessati simili dettagli. L’apertura quanto mai anomala si può forse spiegare con la mancanza di personale sufficiente a rendere la mostra visitabile tutti i giorni della settimana ed anche in orario pomeridiano.

Forse non tutti sanno che Catania non ha un suo vero e proprio Museo Archeologico e che l’Unione Europea aveva previsto lo stanziamento di fondi per ristrutturare i 16mila metri quadrati dell’ex Manifattura- già proprietà della Regione Sicilia dal 2007- e ricavarne uno spazio espositivo polifunzionale. Inutile dire che il progetto non ha mia visto la luce nella sua completezza (è stato portato a termine il restauro del piano terra). Per rimettere a nuovo lo stabile servono circa 37 milioni di euro, di cui i primi dieci sono stati stanziati soltanto nel 2015: ben 8 anni dopo l’acquisizione regionale della struttura!

Last but not least, si crede sia doveroso segnalare in ultima istanza la gratuità della mostra. Si tratta di una prassi, quella di rendere accessibile i luoghi di cultura a titolo gratuito, che è sempre più diffusa in Italia e che rischia di generare un pericoloso equivoco nella mente degli stessi fruitori, e cioè che la cultura debba essere gratuita e che, di conseguenza, gli esperti del settore possano offrire la propria prestazione professionale anche senza ricevere l’adeguata retribuzione che spetterebbe loro.

Crediti fotografici: Maria Mento (visita effettuata il 12/07/2017)

Maria Mento

Please follow and like us:
RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
http://etnaeventi.it/2017/07/16/katane-tra-mito-e-rito-una-mostra-archeologica-su-catania-greca-che-evidenzia-le-pecche-dellarcheologia-in-italia/
Twitter

1 thought on ““Katane tra mito e rito”, una mostra archeologica su Catania greca che evidenzia le pecche dell’archeologia in Italia”

  1. Articolo ben congegnato, sintetico ma che colpisce nel segno facendo emergere i punti critici dell’organizzazione.
    Speriamo possano emergere anche altre pecche, commesse al limite della legalità, dall’Ente promotore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *