I robots per l’esplorazione galattica vengono testati sull’Etna. “Paesaggi lunari” inediti sul vulcano siciliano

L’Etna, oltre ad essere il vulcano attivo più alto d’Europa, nasconde degli altri segreti che in pochi forse conoscono. Da terreno di studio e di lavoro prediletto da vulcanologi e geologi di tutto il mondo, nonché da giornalisti e fotografi che ad ogni attività eruttiva si recano sul posto per documentare l’evento, l’Etna ed i suoi paesaggi talvolta brulli e desolati sono diventati da poco tempo anche la base presso la quale si stanno svolgendo dei veri e propri “esperimenti galattici”.

L’Agenzia Spaziale Tedesca (in sigla DLR)- che controlla il programma spaziale della Germania– ha scelto il nostro vulcano ritenendolo idoneo per testare i robots che nelle prossime missioni aerospaziali saranno capaci di atterrare sulla Luna e/o su Marte, il pianeta rosso dove si presuppone possano esistere delle forme di vita, anche se forse solo in uno stato primordiale di sviluppo. Questo è quello che- almeno- si ritiene convenzionalmente, dal momento che gli esperti della NASA sono fermamente convinti della presenza di acqua sul pianeta.

In questa spedizione/operazione tedesca in Sicilia sono impegnati studiosi di nazionalità tedesca, inglese, americana ed italiana. Tutti si stanno occupando della ricerca sulla “Robotic Exploration of Extreme Environments” (in sigla ROBEX), e cioè sull’applicazione che può trovare la robotica nell’ambito dell’esplorazione di ambienti esterni. La finalità di questo lavoro sarà quella di ottimizzare e “svecchiare” le tecnologie robotiche attualmente in uso in vista dei prossimi allunaggi e degli sbarchi sui pianeti del nostro sistema solare. Gli studiosi si doteranno anche di un ventaglio di attrezzature (tra cui anche i droni) utile per poter monitorare l’attività sismica dell’Etna, e proprio su questo aspetto si è soffermato Armin Welder con le sue parole.

Il ricercatore Armin Welder ha dichiarato ai microfoni di “Reuters” che l’Etna è stata scelta per condurre questi esperimenti in quanto sul vulcano l’attività sismica è simile a quella che ci si potrebbe aspettare di registrare sulla Luna e su Marte. Alle parole di Welder fanno da contraltare quelle di un vulcanologo abbastanza noto anche in ambito locale, e cioè Boris Behncke (Vulcanologia Nazionale Istituto di Catania): “L’obiettivo della missione è quello di simulare un futuro e ipotetico atterraggio sulla Luna o su Marte. La maggior parte dei robots trasportano componentistica e dovranno essere capaci di istallare la strumentazione in dotazione”.

Crediti fotografici e gallery

Maria Mento

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