Intervista a Wild Ciraz, tra le differenze nel rap di ieri e di oggi e i progetti futuri

Continuiamo a parlare della scena rap catanese. Dopo aver intervistato L’Elfo (che continua ad ottenere visualizzazioni con i suoi ultimi video), abbiamo intervistato Wild Ciraz, rapper etneo sulla scena dal ’99 (quando usciva ‘Scienza Doppia H’ dei Colle der Fomento, per intenderci).

Con decine di migliaia di view su Youtube (questo il link per accedere al suo canale, se avete Youtube), il rapper etneo classe ’82 – che ha vissuto anche tra Milano e Viterbo – rappresenta uno degli artisti più apprezzati della scena locale e per approfondire la realtà hip hop catanese, non abbiamo potuto non parlare con lui.

Il viaggio nella scena rap etnea proseguirà. Per adesso vi lasciamo all’intervista a Wild Ciraz:

Da un paio d’anni il rap sta andando discretamente bene, anche a giudicare dai numeri e dai trend online. Secondo te come mai il rap sta avendo questo successo?

In realtà io penso che in Italia i fenomeni, culturali e non, siano un po’ in ritardo rispetto all’America ma siano sempre quelli. Con l’avvento di internet la comunicazione è cambiata e così anche in Italia l’hip hop è riuscito a prendere piede grazie anche ad alcuni artisti di punta, come Fabri Fibra all’epoca. E così man mano ha preso piede sempre più, di più rispetto agli anni in cui a rappresentare il rap in Italia c’erano solo gli Articolo 31 e i Sottotono e il resto era nascosto.

Non c’è una differenza tra la diffusione del rap nel periodo in cui Fabri Fibra ha firmato con la major, rispetto a quanto è avvenuto negli ultimi due anni, di fatto con l’avvento della trap?

La diga s’è rotta all’epoca, da allora è stata una calata: il rap è andato via via diventando il genere preferito dai ragazzi. Poi negli ultimi anni, con la trap e con la parentesi della dubpstep, sono arrivati molti cambiamenti musicali: anche nel caso della trap, si tratta comunque di qualcosa che è arrivato in ritardo rispetto all’America. Qualsiasi prodotto che viene ben confezionato e ben pubblicizzato in Italia attecchisce.

Quali differenze vedi tra chi ascolta rap oggi e chi lo ascoltava dieci o quindici anni fa, oltre alle ovvie differenze in termini di numeri?

All’epoca chi si avvicinava al rap, sia in maniera passiva che in maniera attiva, cercava di capire a cosa fosse legato ed entrava nel mondo dell’hip hop in automatico. All’epoca era un ritrovo, un rifugio, per quelle poche persone che non riuscivano a vedersi all’interno della società media, italiana in questo caso. E’ stato un ritrovo per queste persone, in netta minoranza. Ora è cambiato, il rap rappresenta quel tipo di musica ascoltato dalla gran parte della popolazione giovanile, quindi anche a livello sociale chi inizia ad ascoltare rap ora lo fa anche perché lo fanno gli altri.

Quindi c’è l’aspetto emulazione…

C’è anche l’aspetto emulazione, come in tutto perché comunque la musica diventa commerciale a un certo punto, quando fai i numeri.  Diventa commerciale se vendi. Se fai rap, anche ben fatto, e vendi è comunque un rap commerciale. Questo non lo sminuisce. Però molti ragazzi ora si avvicinano per emulazione, come all’epoca solitamente i ragazzi andavano alle serate in discoteca e ascoltavano la musica dance commerciale dell’epoca. C’era anche ai tempi l’emulazione, quel fare branco. Sono un po’ opposte le personalità di chi si avvicina al rap oggi e chi si avvicinava ieri.

Dall’aggregazione lontana dal mainstream, a un fatto di emulazione molto mainstream..

Non utilizzerei molto la parola mainstream, perché poi viene interpretato male. Da un rifugio lontano dalla società media a quello che rappresenta adesso la società media, per dirla tutta. Poi ci sono molti artisti che sono mainstream che comunque fanno rap che può essere ascoltato anche da gente che non si rispecchia nella società media. Non vuol dire che se fai numeri stai dando un messaggio medio. Spesso e volentieri molte persone che ascoltano artisti impegnati a volte lo fanno più perché già hanno un seguito e quindi anche loro seguono questo artista, piuttosto che per i contenuti reali. Anche in questo caso emulazione, sostanzialmente.

[Per non dilungarci, ometto una divagazione sulle scelte musicali, e sull’apprezzamento comune per Dargen]

Venendo da Catania: qual è la differenza che riscontri a Catania? La stessa del discorso fatto poc’anzi o trovi qualche ulteriore differenza (oltre al proliferare di mc, che è evidente)?

A Catania la situazione è più o meno quella italiana, se così possiamo dire. Quasi tutte le città sono legate al modello nazionale. Anche a Catania troviamo la stessa mentalità della gente che troviamo in giro per l’Italia. C’è gente che magari lo fa da tempo che è rimasta legata non dico ad un suono, perché a mio modo di vedere deve sempre evolversi, ma all’espressione di ciò che è vero e ciò che importa davvero. Poi c’è gente che è sempre stata banale e riconosco la coerenza nel tuo essere sempre stato banale. Non lo apprezzo ma riconosco la tua musica.

Qual è l’mc locale che preferisci, sia tra le nuove leve che tra chi è sulla scena da più tempo?

A livello lirico e di freestyle dico Noema, che ha sempre messo in mostra liriche elevatissime ed è sempre stato un king nella disciplina del freestyle. Poi mi piace molto Reiven, che si sta facendo strada anche a livello nazionale ed è ad un livello davvero elevato sia da un punto di vista lirico che interpretativo per l’età e per la generazione che rappresenta. Dobbiamo aspettarci tante belle cose da lui. Un altro ragazzo che mi piace parecchio è Johnny Hellgast che secondo me è veramente forte. Altri rapper locali che rappresentano da tempo senza sosta sono Elfo, Velheno, Kanaglia, Diska e Mike Tabone di Caltanissetta.

E a livello nazionale, chi apprezzi tra gli emergenti?

Tra gli emergenti c’è gente che sta facendo bene come Axos, di Machete, che è un amico. E un altro amico, che è Lanz Khan, di Milano.

Tornando al discorso del rap in Sicilia: perché diversi MC palermitani sono noti nella Nazione, (Stokka e MadBuddy, Jhonny Marsiglia) e nessun catanese è riuscito fino ad oggi, nella speranza che qualcuno possa emergere, ad ottenere la ribalta?

Uno come Jonny Marsiglia è veramente forte, Stokka e MadBuddy hanno fatto la storia. Poi la vita è così, uno prende una strada e quella strada va, mentre a volte le persone sbattono contro muri. A Catania non c’è questa grande unione che dovrebbe esserci è vero, però a Palermo non so nemmeno che situazione c’è. Magari c’è più unione e per questo sono andati più bene, ma magari non è quello. Ma in realtà non penso che i palermitani siano più bravi, perché anche a Catania c’è gente che ha spaccato. I palermitani sono più bravi a trovare una strada, diciamo così.

Venendo a te, dopo aver parlato di rap in Italia, a Catania e in Sicilia: qual è la canzone cui ti senti più legato, tra quelle che hai scritto negli anni?

Una delle ultime che sono uscite ma che avevo scritto in gran parte dieci anni fa, aggiungendo qualcosa negli ultimi anni. Si chiama ‘Anakin (codice fiscale)’, che si tratta dell’ultima uscita ed è un pezzo biografico. In cui ho messo molto di me a livello emotivo



Quindi un altro pezzo cui sono legato è ‘Drug Tales’, che mi piace parecchio fare live e che è sempre di alto gradimento per il pubblico

Proprio riguardo i live: live futuri, aperture, concerti solo tuoi. Cosa c’è in programma in tal senso?

Questo non devi chiederlo a me ma devi chiederlo a chi fa le serate a Catania e dintorni, per quanto riguarda serate a Catania (dice ridendo, ndr). C’è una data fuori da Catania prevista verso Pasqua, ma ancora non posso dare troppi dettagli in merito.

E sempre in ottica futura: quali sono i tuoi progetti a 360°?

Sarò sincero: ho avuto un po’ una crisi dello scrittore, diciamo. Non sono riuscito a chiudere un paio di pezzi scritti negli anni. Il mio progetto più prossimo è quindi quello di registrare e far uscire questi pezzi già pronti. Non si sa se un disco, un EP, una raccolta oppure come dei singoli. Una volta riuscito in questo intento, sarà tempo di iniziare con un nuovo progetto. Ma questo si dovrà vedere dopo.

Per chiudere, tu come ti sei avvicinato al rap?

Ascoltando la radio, quando ero ragazzino ed avevo 13-14 anni. Passavano anche delle canzoni dei Sottotono e c’era la canzone ‘Solo lei ha quel che voglio’ che mi ha rapito e da lì sono entrato nel meandro del rap. Prima ascoltando i Sottotono, quindi sono passato ai Lyricalz, Bassi Maestro, Kaos, Neffa. E la mia vita è cambiata.

Please follow and like us:
RSS
Follow by Email
Facebook
Google+
http://etnaeventi.it/2017/03/06/intervista-a-wild-ciraz-tra-le-differenze-nel-rap-di-ieri-e-di-oggi-e-i-progetti-futuri/
Twitter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *