Intervista a L’Elfo, tra il boom di ‘Sangue Catanese’ e la verità sul dissing

E’ un veterano del rap a Catania ed è stato uno dei primi a proporre un video rap ambientato a Catania, ‘Original Street Fighterz’, pubblicato nell’agosto del 2010 (nel 2010 non era come oggi: non faceva video chiunque e la quantità di video rap su YouTube era decisamente minore a quella odierna).

Con la sua ultima traccia ‘Sangue Catanese’ (di cui vi avevamo ampiamente anticipato) ha fatto oltre 50.000 views in una decina di giorni: numeri da record per il rap a Catania (basti considerare che ‘Original Street Fighterz’ ha fatto questi numeri in 7 anni).

Ho avuto il piacere di intervistare L’Elfo per EtnaEventi (in attesa di poter effettuare, più avanti, un’intervista ancora più approfondita) e di vedere come, dietro la classica autocelebrazione delle rime e la giusta convinzione nei propri mezzi, c’è un ragazzo umile che sa che – nonostante la gavetta – c’è ancora da fare per arrivare alla vetta (ma che la via intrapresa è quella giusta).

Partiamo intanto dal nuovo progetto, questo del video al mese. Come funziona? Qual è la formula?

La formula è semplicissima. Se in passato, a parte i singoli ho fatto anche dischi, ho notato come ormai se non sei un nome affermato a un livello più che solido risulta un po’ inutile. I dischi diventano uno step successivo. Quindi, è stata una scelta molto semplice: al fan medio non importa più il fattore di avere un disco, ma che si facciano singoli che spaccano tutto, come è stato nel caso di ‘Sangue Catanese’. Mi sono quindi programmato questa cosa, che comunque è un impegno grosso: non ho pause mentali, mentre giro il video già penso al singolo successivo e devo sempre pensare alla mossa giusta di modo tale che tutto abbia un senso.

Scendendo nello specifico, quindi, qualche accenno a tematiche e scelte future?

Non ho programmato nulla. Tutto nasce in maniera molto naturale. Sangue Catanese è nato così: un po’ per scherzare ho iniziato a fare questo testo in dialetto catanese, notavo che era così zaurdo che mandavo le registrazioni ai miei amici su Whatsapp e ci ridevo su. In realtà poi, scherzando scherzando, l’ho presa seriamente. “Ma facciamolo a ‘sto punto”, ho pensato. Suona anche bene, è credibile. Fare un pezzo in catanese non è facile: uno rischia di cadere nel banale, nella tarantella. Non è facile essere credibili rappando in catanese.

E, in effetti, non sono tanti i casi di mc catanesi che rappano in dialetto…

Non sono il primo e non mi prendo nessun merito, esistono canzoni in dialetto ma io l’ho fatto in maniera molto personale. Ho fatto apparire il lato catanese di ognuno di noi, il lato “selvaggio”. Non avevo mai sentito nulla del genere. Non è come rappare in napoletano, che sembra quasi americano. Il catanese è una lingua durissima. Nonostante ciò, ci sono riuscito e sono contentissimo: ciò non significa che mi senta appagato. Anzi, più di prima, penso che non posso deludere le aspettative.

Dopo il successo delle oltre 50.000 views in una decina di giorni, secondo te, qual è la formula che ha portato questi risultati: il dialetto, piuttosto che il tema, piuttosto che il caso (perché a volte influisce sicuramente anche il caso)

Vorrei risponderti con criterio ma non lo so nemmeno io. Sapessi la formula per fare una hit, la utilizzerei per ogni traccia. Credo di avere fatto i miei piccoli capolavori personali in passato ma evidentemente per le persone non è stato così, mentre Sangue Catanese ha avuto questo successo che io non mi aspettavo. Sangue Catanese è diventato virale. La gente che non ascolta rap dice: “Guarda, ascolta questa canzone che è tutta in catanese”. Ed è una cosa fighissima, ma non l’avrei mai immaginato.

Passando alla terza domanda, una curiosità riguarda la collaborazione con Punch, che io ho sempre trovato un beatmaker pazzesco: il sodalizio appare meno forte, ma è possibile aspettarci sue produzioni in futuro?

La situazione è questa: l’ultimo lavoro ufficiale uscito con Punch è ‘Rinascere’, il nostro ultimo disco, tutto in free download. Dopo questo disco non è uscito più nulla perché in un certo senso ho notato, senza nulla levare al mio socio perché io Tano lo stimo ed è bravissimo, che prendendo la mia strada da solo riesco a fare molte più cose, ad essere più operativo. E’ una questione di carattere, io magari ragiono in una maniera ed ho voglia di fare ogni giorno, mentre lui sta più sulle sue. Non abbiamo litigato, quando ascolto i dischi Double Damage sono fierissimo ma ho notato che la mia strada da solista ha più “succo“.

Cambiando un attimo argomento, ti chiedo un’opinione personale: cosa nei pensi dei dissing che abbondano in quest’ultimo periodo. Non c’è il rischio, secondo te, di trasformare il gioco del rap nel gioco del gossip e che alla fine la gente si interessa più al dissing che alle qualità artistiche dei vari mc?

Partiamo dal punto che questa roba del dissing, del gossip, c’è sempre stata. E’ una cosa che accompagna il rap dall’origine. Adesso con l’avanzare della tecnologia, col fatto che c’è Instagram, che il pubblico è giovane e gioca col telefono piuttosto che a pallone in strada, si è arrivati a dare maggiore importanza al dissing. Purtroppo alla gente interessa questo: prima viene il gossip, se interessa un artista, e poi la musica.

E sempre riguardo ai dissing, volevo agganciarmi a dei commenti su YouTube: nella tua ultima traccia qualcuno sente una eco di dissing? C’è, non c’è? Vuoi fare chiarezza in tal senso?

Il discorso è quello: ci sono persone che a Catania si stanno muovendo e stanno gonfiando molto il proprio personaggio, vantandosi molto su Facebook, dicendo sempre di essere “la voce di questa città” . E’ ovvio che la gente non vedeva l’ora che uscissi con una roba nuova per riconfermare che io qui sono il capo. Io questo ho notato.

Sostanzialmente, c’è qualche riferimento specifico?

Ma no, il mio riferimento in realtà è contro i big italiani. La mia ambizione non si limita alla regione Sicilia. Io qua, modestie a parte, non ho più niente da mangiare (ridendo, ndr).

E in effetti quella che diventa necessaria è la svolta a livello nazionale

Ti dico la verità: io sono molto ambizioso ma mi accontenterei semplicemente di guadagnare come un onesto lavoratore, dato che ormai sono un professionista in quello che faccio. Poi quando io faccio i riferimenti nelle canzoni, io mi riferisco alla mia vita e a quello che accade. Ma se faccio un riferimento come “Quest’anno il vostro campione può stare anche muto” è chiaro che non mi riferisco ad un ragazzino di oggi di Catania che vuole farsi vedere. Io non ho creato nulla, non ho montato nulla, io ho solo fatto una canzone. Questa canzone ha fatto un casino pazzesco e qualcuno l’ha riferita a degli emergenti di Catania. Basta.

Tutto sommato la cosa positiva è che se si crea questo tipo discorso vuol dire che c’è un movimento che in precedenza penso ci fosse molto meno. Ora che tutti i ragazzini ascoltano trap piuttosto che rap e si creano gossip anche a livello etneo credo sia positivo alla fine della fiera

A me fa sorridere. Da un lato mi può un po’ infastidire ma poi ci penso subito dopo e mi viene da sorridere. Mi può infastidire che mi metti a confronto con un ragazzino che possibilmente ha iniziato due mesi fa e lo associ a me. Io fondamentalmente sono un veterano, è una vita che mi sbatto. Quindi se mi associ ad un ragazzino, rido ma allo stesso tempo faccio una smorfia: “Come puoi associarmi ad uno nuovo?”. E’ chiaro comunque che non ce l’ho con nessuno.

Sempre parlando, diciamo, dei ragazzini che ci sono sulla scena e che ritengo sia bellissimo ci siano: chi è che nella nuova scena apprezzi particolarmente, a Catania e in Italia più in assoluto?

A Catania ci sono quelli che rappano da più tempo che è gente che stimavo e stimo anche ora, perché sono forti. Potrei farti nomi come Antonio Noema, Ciraz.

Parlando di ragazzini?

Il primo nome che mi viene in mentre è Reiven di Acireale. E’ un ragazzo che è diventato campione italiano del Tecniche Perfette: è molto più piccolo di me ma nei suoi testi noto una profondità notevole. Ci sono anche altri ragazzini, ma lui è sicuramente tra i più assestati.

E a livello nazionale?

Mi viene da nominarti Lazza. E’ molto bravo. Mi piace, anche questa sua arroganza. A me piace questa roba di andare sul beat e cavalcarlo come se uno fosse un americano. Posso solo che fargli i complimenti. E’ nel business di Milano…

E’ certamente un grosso vantaggio essere a Milano e non nella Milano del sud…

Ma guarda… sicuramente la mia fortuna e la mia sfortuna è stata abitare a Catania da quando sono nato ad oggi. I miei 27 anni a Catania mi hanno reso molto forte sotto molti punti di vista ma mi ha penalizzato sotto altri punti di vista, ad esempio nel rapporto cogli altri rapper. La gente guarda se tu fai views: anche se io conosco i principali rapper nazionali, al momento di collaborare si tirano indietro. Io, poi, non sono uno che se viene un artista inizia a stressarlo: mi presento per educazione ma poi sticazzi, non bisogna essere amici per forza.

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