Intervista a Davide Di Rosolini, tra Catania “spenta”, puttanate di talent e la necessità di una casa

Ne avevamo parlato in vista del concerto che si sarebbe tenuto sabato. Poi ha piovuto, a catinelle ma nonostante ciò, il concerto s’è tenuto, le persone hanno affollato il Gammazita (di per sé non molto grande, ma comunque pieno in ogni ordine di posto) e Davide Di Rosolini ha potuto cantare e recitare davanti al proprio affezionato pubblico.

Avremmo dovuto avvicinare Davide ai margini del concerto, ma ci aveva avvisato che sarebbe stato complicato e frattanto la pioggia (da buoni catanesi) c’ha frenato.

Abbiamo così deciso di sentirci a posteriori, telefonicamente, ed è stato davvero un piacere parlare con lui. Ne è uscita fuori una breve ma interessante chiacchierata, dalla quale ho omesso alcune divagazioni (specialmente le mie personali, di cui si può fare tranquillamente a meno).

Com’è andato il concerto del Gammazita? “Bene, a parte il fatto che ero distrutto. Avevo dei postumi influenzali ed ero parecchio afono. Per questo me la sono giocata più sulle letture e sui monologhi anche se come sempre ho affiancato l’aspetto teatrale e quello musicale”.

Qual è il rapporto che ti lega a Catania? “Io a Catania ci sono stato molto tempo perché avevo un ragazza e perché suonavo molto a Catania, anche se quasi tutti i locali dove suonavo non esistono più. A livello concertistico Catania si è un po’ spenta. C’è fame di posti dove ci si può esibire, davanti ad un pubblico attento che non sia distratto dal bar o dal bancone accanto. Mancano i luoghi dove il concerto sia solo spettacolo e non il contorno ad un’attività di vendita alcolici o di cibo”.

Leggevo nella biografia che per un periodo non ne hai potuto più di suonare davanti ad ubriaconi che non t’ascoltavano: qual è il tuo tipo ideale di pubblico? “Il pubblico silenzioso. Il pubblico attento. Il pubblico da teatro”.

Qual è il tuo rapporto coi talent show? Li apprezzi? Parteciperesti a qualcuno di essi? “Li odio. Ho fatto anche delle comparsate in tal senso ma ci sono arrivato tramite meccanismi strani. I talent spesso sono una puttanata. C’è la figura dell’autore: come può esserci in un concorso la figura dell’autore? Non sono pochi i video che girano su YouTube che mostrano come montano e smontano tutto a piacere loro. Io fondamentalmente sono riuscito ad ottenere un passaggio in un programma con una vecchia collaboratrice, beccandoci qualche soldino di Siae. Ci siamo arrivati tramite la nostra etichetta, senza provini né niente. Di recente in un altro programma mi hanno fatto fare una registrazione però poi apparivo solo come una comparsa, sembravo quasi il promoter di una marca da caffè. Comparivo solamente quando mi prendevo il caffè. Nei talent ci sono spesso delle sorte di cacciatori di testa, che pagano persone per partecipare: conosco persone delle scuole di circo che vengono invitati per riempire il programma. L’arte è totalmente in secondo piano”.

Domanda finale, fondamentale per i tuoi fan: quali sono i progetti per il futuro, a 360°, sia dal punto di vista musicale che dal punto di vista delle altre espressioni artistiche? “Adesso ho fatto il film sull’ultimo disco, che arriverà solamente ai coproduttori che hanno partecipato alla produzione (avvenuta tramite crowdfunding, ndr) e poi vedrò di inserirlo in un circuito di festival di cinema musicali. Vorrei fare un altro disco. Il problema è che ho difficoltà a trovare tempo creativo perché ormai il lavoro del musicista che lo fa per professione è per l’80% d’ufficio, tra eventi su Facebook e prenotazioni di voli e bed and breakfast. Dopo che passi 6 ore davanti al computer, la voglia di rimanerci per finire le canzoni e scrivere gli arrangiamenti nuovi un po’ ti passa”.

Quindi, la conclusione, con un augurio che Davide si fa (e che noi a nostra volta gli facciamo): “Spero nel futuro di migliorare in questo aspetto: trovare molto più tempo per la creatività e allontanarmi un po’ dal mondo dell’ufficio ma soprattutto trovare una casa. Capire dove cazzo voglio vivere, perché sono diventato un nomade e sto vivendo il ‘dramma’ del migrante. Sto al nord perché si lavora meglio, però mi mancano un po’ la luce e i profumi del sud ma la sicilianitudine mi distrugge, mi devasta e mi fa incazzare. Mi sento proprio senza casa. E senza appartenenza”.

(Le foto a corredo del pezzo sono tratte dal primo film di Davide Di Rosolini)

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